La madre di Ettore


di Rita Francese


ilibridellaLeda Editore


Tra i tanti pellegrinaggi compiuti fra i vari uffici, un giorno sono capitata da due assistenti sociali alle quali ho raccontato tutta la storia di mio figlio, così come l’ho descritta in questo libro. Mentre parlavo, guardavo l’effetto che il mio racconto faceva sui loro volti: passavano da un’espressione divertita, a una indignata, a tratti carica di meraviglia. Alla fine una di loro mi ha detto:– Signora, lei è una persona di cultura e può fare capire alla gente come sia grave la situazione dei ragazzi affetti da problemi come quelli di suo figlio. È importante che faccia sentire la sua voce. Non so se sono di cultura, o almeno, della cultura giusta, ma sono tornata a casa ed ho iniziato a scrivere una storia, la storia di Ettore, un ragazzo molto speciale, vista attraverso gli occhi di sua madre.



Come inizia...



LA SIGNORA MORTA



– Signora, io sono morta!
Alzo la testa dal mio libro e la guardo perplessa: – Che intende dire, non capisco? – Io sono morta! Mi aiuti!
La osservo meglio. Ha tutti i capelli spettinati e sporchi e la bocca piena di briciole.
– Sono morta, sono morta! – continua mentre va avanti e indietro.
– Ma come può essere morta, se parla? – cerco di rincuorarla.
– Anche se parlo sono morta lo stesso – insiste.
– Come fa a dirlo? – le chiedo, tirando un sospiro.
Mi si avvicina al viso fino quasi a toccarmi, si apre un occhio con le dita e mi dice: – Ecco, guardi l’occhio!
– Non vedo nulla di strano – le comunico.
Ci rifetto su e poi mi viene un’idea. Le dico: – Adesso le do un pizzico.
– Ahi! – fa lei.
– Le ho fatto male? – le chiedo.
– Sì! – mi risponde.
– E allora se prova dolore, come fa a dire che è morta?
Un sorriso si stampa sul suo volto rugoso.
– È vero, grazie!
La Signora Morta si allontana colma di gratitudine, convinta dalla logica del mio ragionamento. Mentre esce dalla porta incontra il Dottor Ricciardi che le chiede:
– Signora, come va oggi? Oggi è morta o è viva?
– Sono viva, sono viva! – risponde lei tutta contenta.
Guardo mio glio che dorme di un sonno artificiale e mi sorprendo a sorridere. Passa il medico di guardia che mi osserva con attenzione e mi dice: – Signora, certo che a lei quel sorriso dalla faccia non glielo toglie proprio nessuno!
Il sorriso si congela e rimango con un’espressione da ebete. No, non è facile sorridere, se tuo figlio è il peggiore elemento ricoverato nel reparto di Psichiatria.