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Les Flaneurs Edizioni


Basta, vado a dormire!


A cura di Rita Francese


Libro scritto a 100 mani


AMORE CONTRO AUTISMO 1:0

di Ugo Bartiromo

A circa due anni, dopo aver fatto tutte le analisi relative all’udito, ci recammo presso la ASL di appartenenza e facemmo fare una valutazione alla nostra bambina, finita la quale fummo chiamati e sentimmo per la prima volta la parola “Autismo”. Speravo tanto che un po’ di terapie potessero riportare a me la mia bambina, ma nel giro di poco capii che non era cosa semplice.
Più passava il tempo, più scoprivamo altri problemi: all’autismo si era aggiunta l’epilessia e con lei iniziò il calvario dell’assunzione dei medicinali. Ogni farmaco che inserivamo aveva un periodo medio/breve in cui funzionava, dopodiché creava più danni che benefici. La mia bimba diventava sempre più ingestibile e noi non riuscivamo a capire la sua instabilità, oltre all’aggressività. Si prendeva a schiaffi e dava di testa nel muro. Mettemmo le catene alle finestre perché si arrampicava e voleva lanciarsi di sotto; la notte non dormiva e io e la madre litigavamo sempre più.
Un giorno decisi che la situazione non si poteva cambiare e da quel giorno, stranamente, si iniziarono a vedere i primi miglioramenti. Quando lei urlava o si schiaffeggiava, invece di mantenerla per farla smettere, iniziavo a correre per la casa e ridevo urlando a squarciagola. Notai che lei si distraeva e correva a vedere quello che io facevo. Uscire era sempre un’impresa, ma io, zingaro di professione, non accettavo di rimanere in casa. Così, optai per i boschi e i sentieri di montagna e camminavo per ore. Lei, di tanto in tanto, si fermava e mi lanciava dei sassi e io ridendo ricominciavo la mia marcia.
Un giorno mi resi conto che lei ai miei occhi era normale così, con tutte le sue stranezze; mi resi anche conto che le parlavo come se lei non fosse autistica, ma semplicemente muta. Ogni sera la mettevo a letto e le dicevo: - Buonanotte amore, io ti amo! - e quando, dopo parecchio tempo, lei mi rispose dicendo: - Ti amo! - capii che avevo vinto, aveva iniziato a usare le parole.
Oggi mi fermo a guardare la bella ragazza che è diventata e vederla felice della sua civetteria e femminilità mi dà una gioia immensa. Camminando per strada si ferma davanti ai negozi di scarpe e ammira quelle con il tacco più alto e io, da stupido papà, entro e gliele faccio misurare dicendole: - Se ci cammini bene, papà te le compra. - Otto volte su dieci usciamo dal negozio con le scarpe, oppure dai negozi di bigiotteria con collane o bracciali, dalle profumerie con smalti e rossetti e mi rendo conto che quel papà ansioso è diventato il suo schiavo.
Non è guarita, forse non guarirà mai, ma, per me, è e resterà per sempre la mia meravigliosa Maria Paola.



CERTE NOTTI


di Rita Francese


Le mie notti non sono come quelle di Ligabue... Quando faccio il primo starnuto dovuto all’allergia dico: - Ohimè! - poiché ho notato che il mio naso è collegato all’arrivo della primavera e alle crisi di Oreste.
La sua stanza... Non ci sono più le mensole, sono state staccate. Non c’è più il letto. C’è un materasso poggiato a terra su una rete. L’armadio ha un’anta mancante e lucchetti alle altre. Difficilissimo prendere i vestiti. Pupazzi ovunque: - Deve avere qualcosa da lanciare - mi disse il medico - altrimenti potrebbe dare testate nel muro.
Così, puntuale, dopo lo starnuto, un’esplosione all’una di notte. Una tromba d’aria: i pupazzi schizzano vorticosamente dal lato opposto della stanza. Stanotte avevo dimenticato una bottiglia d’acqua e pezzi di uovo di Pasqua: si è creata una poltiglia che si è sparpagliata dappertutto. Il lampadario? È rimasta solo la lampadina. Il globo è stato spinto avanti e indietro (Oreste è alto 1,87 m), così abbiamo dovuto toglierlo. Quando Oreste dà i numeri devo andare a dormire da lui, perché potrebbe farsi male e tirarsi addosso quel che rimane dell’armadio. La sera traslochiamo il tavolo e le sedie per riportarli dentro il giorno dopo. Questa operazione mi dà il senso del tempo che passa e dell’inutilità delle mie azioni. Dicevo, di notte accende la luce per osservare il suo operato. Adora vedere il pavimento cosparso di cose che sembrano spazzatura, per come le ha rimescolate lui.
Inizia l’interrogatorio: - Quando è il primo aprile?
- Domenica prossima quante ne abbiamo?
- 25.
- No! Dici bene. - Devo fare tutto il conto. - Allora, oggi ne abbiamo 17, è venerdì, allora domenica prossima... - Guai a sbagliare, lui sa già la risposta.
– Dici bene! – ti intima e si acquieta solo quando gli hai dato l’informazione che si aspetta.
- Spegni e mettiti steso!
- Sto seduto. - Finalmente si stende, ma dopo poco incomincia daccapo: luci, interrogatorio, stenditi, ecc.v A volte mi sento come la signorina bionda che sta in mano a King Kong...
Certo, io sono distrutta, ma pensate a quanto debba soffrire lui. Chiunque abbia mai avuto un’ansia notturna sa cosa voglia dire. Che cosa deve provare uno che sta tanto male da dover scatenare un uragano? Forse è un modo per tirare fuori da sé l’angoscia cosmica che lo opprime. Non so. So solo che io amavo tanto la primavera...
Stamani, dopo un mese e mezzo, si è svegliato alle 6.30. Mi sento una super-bomba. L’energia rifluisce dentro di me.
Mi chiama: - Mamma! Vieni vicino a me. - Corro, non vorrei che cambiasse idea e facesse fare il solito volo alle sue cose. Niente. Tutto tranquillo. Hulk è tornato Bruce Banner.
- Quando sei bravo e mi fai dormire ti voglio più bene! - gli dico mentre accarezzo quel bellissimo piedone numero quarantasei e la gambona pelosissima.
- Sarò bravo, mamma. Ti do un bacino! - e mi passa il braccio sulla spalla, avvolgendomi completamente. Incredibile, mi sento protetta. Questo è il vero miracolo dei nostri giganti: sono dei teneroni, ti guardano con quella luce negli occhi piena d’amore in un modo in cui nessuno ti ha guardata mai. Per questo non possiamo abbandonarli.
Un altro miracolo: DOPO VENTI ANNI DI PREDICHE, FINALMENTE, ORESTE HA TIRATO LO SCARICO! Mai arrendersi.